Commercio estero: dal saldo extra-Ue segnali positivi per la competitività del made in Italy agro-alimentare

Presentazione

Presentato a Milano il Rapporto Crea-Smea sul commercio estero agro-alimentare

Il saldo agroalimentare dell’Italia è strutturalmente negativo, ma varia in modo significativo nel tempo: nel 2014 si è fermato a -6,4 miliardi di euro, in leggero peggioramento rispetto al 2013 ma tra i valori più positivi dal 1988. In questo ambito, il made in Italy agroalimentare è ancora una componente assolutamente determinante della nostra bilancia commerciale: vale circa i tre quarti (precisamente il 74%) delle nostre esportazioni, pari a 25,6 miliardi di euro.

L'anno scorso le esportazioni di prodotti made in Italy sono aumentate del 3% rispetto al 2013, a seguito di un calo del 3,1% della componente di prodotti agricoli ma a un aumento del 3,6% dei prodotti trasformati e del 5,2% dei prodotti dell’industria alimentare.

Questi sono alcuni dei dati emersi dalla relazione del professor Gabriele Canali, docente Smea – Alta Scuola dell'Università Cattolica – nel corso della presentazione del Rapporto Crea sul commercio con l’estero dei prodotti agroalimentari.

Di particolare interesse, sempre secondo il professor Canali, è quanto sta accadendo nell'export verso i paesi extra-Ue.

Ad agire in questo contesto è la svalutazione dell’euro. Il tasso di cambio euro/dollaro Usa, infatti, è uno dei fattori che maggiormente influenzano gli scambi del nostro Paese, oltre che degli altri dell’Unione europea.

In particolare, il saldo commerciale italiano è stato positivo nel periodo 1999-2002 proprio perché aiutato da un tasso di cambio molto favorevole (euro debole). Negli anni successivi il saldo commerciale è diventato negativo; ma negli ultimi tre anni (2012-2014), dopo una lenta ma continua progressione, è tornato positivo nonostante un euro molto più forte.

Anche per l’agroalimentare si nota un fenomeno analogo: nel biennio 2013-2014 il saldo ha valori migliori degli ultimi decenni (anche se ancora negativi), nonostante il tasso di cambio sfavorevole. Questo è un segnale positivo e molto importante, indicatore di una ritrovata competitività sui mercati esteri del nostro sistema produttivo.

Il focus sull'export in ambito extra-Ue è motivato – sempre secondo la relazione del docente Smea –   dalle opportunità che questi mercati rappresentano, soprattutto grazie alla svalutazione dell’euro.

Nel 2014 le esportazioni di prodotti del made in Italy verso paesi al di fuori dell'Unione europea sono state pari a poco più di 9 miliardi di euro, ovvero il 35,2% del totale. Rispetto all’anno precedente, il nostro export verso questi paesi è aumentato del 4,7% contro un +2% della media dei paesi Ue. E questa maggiore dinamica dell’export verso i paesi extra-Ue è ormai una costante degli ultimi anni.

Gli Stati Uniti sono la più importante tra le destinazioni extra-Ue: nel 2014 sono stati venduti in Usa circa 2,8 miliardi di prodotti del made in Italy agroalimentare, con un incremento rispetto all’anno precedente del 5,9%.

La Russia, al contrario e per le ben note ragioni, ha ridotto nel 2014 le sue importazioni di questa componente del nostro export del 9%, con una diminuzione di 46 milioni di euro.

L'Italia, d’altro canto, è riuscita ad incrementare di 37 milioni di euro le esportazioni del made in Italy agroalimentare, mettendo a segno un +16% rispetto all’anno precedente.

Data
06 luglio 2015